Sul sagrato del Santuario, la lepre vi accoglie e vi conduce idealmente all’incontro con fra Giacomo. La sua presenza richiama una delle leggende più note legata al Beato.
Si racconta che un giorno fra Giacomo, per salvare una lepre inseguita da un cacciatore, la nascose sotto il proprio saio, sottraendola così alla cattura. Un gesto semplice che esprime la sua mitezza e da buon francescano il rispetto per ogni creatura.
Da allora la lepre è divenuta il segno distintivo dell’iconografia del Beato Giacomo, accompagnando sempre la sua immagine e mantenendo vivo, ancora oggi, il ricordo di questo episodio che invita tutti noi a vivere da custodi di quanto Dio ci ha donato e non da padroni.
Alle porte di Bitetto, tra la gli uliveti e le prime case del paese, il complesso del Santuario del Beato Giacomo è costituito da una chiesa, un convento, un chiostro e da un importante patrimonio artistico che parlano di fede, arte, vita francescana e santità. Un luogo che si visita in silenzio, e che si ascolta con lo stesso passo con cui lo si percorre.
Da quasi sei secoli il Santuario custodisce la memoria del Beato Giacomo e accoglie pellegrini, fedeli e visitatori che arrivano a Bitetto per pregare, sostare e conoscere fra Giacomo. Il complesso è affidato ai Frati Minori, che ne custodiscono ogni giorno la vita liturgica e comunitaria.
Chiesa, convento e chiostro compongono un unico patrimonio storico, architettonico e spirituale, cresciuto nel tempo insieme alla devozione dei fedeli e alla vita della città per la quale è divenuto luogo identitario.
Fondato nel 1432, il convento fu abitato per circa due secoli dai Frati Minori Osservanti, per poi passare nel 1625 a un altro ramo dell’Ordine. Accanto alla chiesa seicentesca — che custodisce il corpo incorrotto del Beato Giacomo — il convento è da sempre il cuore del Santuario: qui le nove generazioni dei frati (post novizi), si preparano attraverso l’approfondimento della spiritualità francescana e gli studi teologici ad emettere la professione perpetua dei consigli evangelici, si accolgono i pellegrini e si tramanda, di generazione in generazione, la memoria del Beato Giacomo.
Un luogo di vita fraterna prima ancora che di visita, dove il ritmo delle giornate segue ancora la preghiera e il servizio.
Il portale in pietra, il campanile e la nicchia con la statua dell’Immacolata posta sopra l’ingresso accompagnano lo sguardo verso l’interno, dove l’architettura si fa più raccolta e la luce cambia registro. È qui che i frati e i numerosi fedeli si riuniscono ogni giorno per la Santa Messa e la preghiera, ed è qui che il Beato Giacomo diventa memoria vivente.
Il chiostro è da sempre il cuore raccolto del convento: un luogo di passaggio e di sosta e di preghiera, dove il tempo rallenta e lo sguardo si apre verso il cielo. Al suo interno cresceva un cedrangolo, piantato secondo la tradizione dal Beato Giacomo nel 1485, come ricorda l’iscrizione latina incisa sull’epistilio della struttura ottagonale costruita nel 1750 per proteggerlo: i suoi frutti furono distribuiti ai devoti fino al 1930 circa.
Il Santuario custodisce, tra le sue mura, opere e spazi che raccontano secoli di devozione: l’altare ligneo, gli affreschi, le tele, le statue in cartapesta dei maestri cartapestai leccesi, la cappella del dito, il corpo incorrotto di fra Giacomo. Il tutto circondato dal parco che offre ai fedeli percorsi di preghiera grazie alla Via Crucis, alla Grotta della Madonna, alla Cappella dell’estasi, e al bastone del Beato che da 600 anni è di fatto la sentinella di questo luogo santo. Un patrimonio vivo di arte e fede, che i frati minori, suoi custodi, continuano a curare e valorizzare.
Il Museo della Devozione e del Lavoro è ospitato nei suggestivi ambienti dell’antico convento francescano, luogo in cui visse fra Giacomo, dedicandosi con semplicità e umiltà alle attività quotidiane della comunità.
Negli spazi che un tempo accoglievano le cucine e le celle dei frati è oggi custodito un prezioso patrimonio di fede, tradizioni e memoria popolare. Il percorso museale curato ed ideato da Lino Sivilli e Rita Faure, grazie all’intuito di fra Amedeo Gravina, raccoglie testimonianze della religiosità del territorio, arredi e paramenti sacri, una sala dedicata agli ex voto e le urne che hanno custodito nel corso dei secoli il corpo di fra Giacomo, oltre a un presepe permanente ispirato agli scorci e alle atmosfere del centro storico di Bitetto.
Un’ampia sezione racconta invece la civiltà contadina e il mondo del lavoro di un tempo, attraverso una ricca raccolta di utensili domestici e antichi attrezzi da lavoro appartenuti alle famiglie del territorio. All’interno delle celle sono stati ricreati gli ambienti delle botteghe artigiane, facendo rivivere mestieri ormai rari o scomparsi: il sellaio, il vasaio, il cestaio, il bottaio, il carradore e il barbiere.
La collezione è arricchita dai costumi popolari dei paesi limitrofi, realizzati dall’Accademia di Belle Arti di Bari nell’ambito del corso di Costume della Professoressa Rita Faure, che testimoniano la varietà e la ricchezza delle tradizioni locali.
Una volta all’anno, infine, il museo si trasforma: i suoi ambienti tornano a popolarsi di personaggi, gesti e antichi mestieri in occasione del Presepe Vivente, attualmente giunto alla sua 40^ edizione, suggestiva rappresentazione che restituisce vita alle atmosfere, alla spiritualità e alle tradizioni custodite durante tutto l’anno nelle sale del museo.
L’altare maggiore è un’opera lignea riccamente decorata attribuita dallo storico Perrone all’intagliatore fra Giuseppe da Soleto. Sulla mensa dell’altare, il ciborio contenente il tabernacolo si erge a guisa di tempietto. Le mensole a gradini sono finemente scolpite e riportano figure di uccelli, grappoli d’uva e ornati vegetali, oltre a file di balaustri. Dietro al tabernacolo si innalza e si sviluppa lo spartito centrale, con le quattro colonne tortili abbinate che, con i loro capitelli corinzi, sostengono la fastosa trabeazione. Nella parte superiore si innalza il fastigio, composto da quattro lesene, trabeazione, attico curvilineo e medaglione centrale. Il frontespizio dell’altare tripartito contiene otto tele, due nella parte centrale e sei nelle ali. La tela centrale rappresenta il Perdono d’Assisi, con le immagini di Gesù, della Madonna e di San Francesco, circondati da decine di angeli. La tela in alto rappresenta Dio con la Colomba, simbolo dello Spirito Santo. Ai lati le tele raffiguranti gli apostoli Pietro, Giacomo, Andrea e Paolo e i due arcangeli Raffaele e Michele.
Il chiostro costituisce uno degli spazi più suggestivi dell’antico complesso francescano. A pianta quadrilatera, è circondato da un elegante porticato scandito da tre archi per ciascun lato e sormontato da terrazze scoperte, sulle quali si affacciano le celle situate al primo piano.
I portici sono caratterizzati da volte a crociera e, in origine, erano interamente decorati da affreschi che impreziosivano le campate e i pilastri attraverso un articolato susseguirsi di lunette e medaglioni.
Il ciclo pittorico visibile oggi testimonia diverse fasi della storia del convento e non si presenta più nella sua originaria uniformità. Parte degli affreschi più antichi, risalenti alla seconda metà del XVII secolo, è infatti andata perduta nel corso del tempo, mentre i successivi interventi di restauro hanno modificato, in alcuni casi, i caratteri stilistici delle scene conservate.
Le lunette raccontano episodi legati alle figure più significative della spiritualità francescana e della storia del luogo, con scene dedicate a San Francesco, al Beato Giacomo e a Sant’Antonio.
A completare il ricco apparato decorativo sono i medaglioni dipinti, collocati tra le lunette e sui pilastri del porticato. Al loro interno trovano posto le raffigurazioni di santi e sante, martiri, beati e illustri frati francescani, componendo una suggestiva galleria di figure della fede.
Il chiostro si presenta così non soltanto come luogo di passaggio e raccoglimento, ma come uno spazio nel quale architettura, pittura e spiritualità francescana raccontano secoli di storia e devozione.
Tra gli ulivi della campagna bitettese, gli spazi verdi che circondano il complesso accolgono fedeli, pellegrini e visitatori in un’atmosfera di quiete e raccoglimento.
Il parco rappresenta un naturale passaggio tra il paese e il silenzio del Santuario, offrendo un luogo piacevole in cui sostare prima o dopo la visita. A caratterizzare questo angolo verde è la suggestiva cascata che loda sorella acqua, sormontata dalla statua di San Francesco, presenza che richiama la spiritualità francescana e il profondo legame con il creato.
Lungo il percorso del parco si susseguono le stazioni della Via Crucis, accompagnando fedeli e pellegrini in un cammino di meditazione e preghiera immerso nella quiete del Santuario.
All’interno del parco si trova anche la Grotta dedicata alla Madonna di Lourdes, un luogo raccolto e suggestivo, immerso nella quiete, dedicato alla devozione mariana. Uno spazio semplice e intimo, meta di fedeli e pellegrini che qui si soffermano per un momento di raccoglimento e di preghiera silenziosa.
Ogni 11 del mese, al termine della Santa Messa delle ore 19.00, dalla chiesa prende avvio una fiaccolata mariana che accompagna i fedeli fino alla Grotta. Un appuntamento di preghiera e condivisione che vede la partecipazione di numerosi devoti e delle sezioni locali dell’U.N.I.T.A.L.S.I., unite nel comune affidamento alla Vergine Maria.
La luce delle fiaccole e la preghiera condivisa rendono questo momento, una delle espressioni più sentite della devozione mariana vissuta nel Santuario.
All’interno del parco, a pochi passi dal Bastone di fra Giacomo, si trova la Cappella dell’estasi, un luogo intimo e raccolto, profondamente legato alla memoria del Beato.
La cappella fa memoria dell’esperienza spirituale del Beato Giacomo e della sua intensa devozione alla Vergine Maria, offrendo a fedeli e pellegrini uno spazio dedicato alla preghiera, al silenzio e al raccoglimento.
Immersa nella quiete del parco, la Cappella dell’Estasi invita a riscoprire quella dimensione di semplicità, contemplazione e affidamento a Maria che caratterizzò il cammino di fede del Beato Giacomo.
Nel parco del Santuario si trova il Bastone del Beato Giacomo, uno dei segni più suggestivi legati alla memoria e alla devozione popolare verso il Beato.
Un’antica leggenda narra che fra Giacomo, un giorno, piantò nel terreno il proprio bastone e che, poco tempo dopo, questo iniziò prodigiosamente a germogliare. Il racconto, tramandato nel corso dei secoli, ha contribuito a rendere questo luogo particolarmente caro alla devozione dei fedeli.
Da allora, il Bastone sembra vegliare sul complesso francescano come una silenziosa sentinella del Santuario, legando idealmente il presente alle generazioni che nei secoli hanno custodito e tramandato la memoria di fra Giacomo. Un segno semplice, immerso nel verde, che continua a raccontare il profondo legame tra il Beato e la comunità di Bitetto.
Il Santuario accoglie gruppi parrocchiali, scout, scuole e pellegrini che desiderano vivere un’esperienza di visita, preghiera e condivisione. I gruppi possono conoscere il Santuario e i suoi luoghi più significativi, partecipare alla vita liturgica della comunità e usufruire degli spazi disponibili per lo svolgimento di attività pastorali, spirituali, formative e culturali.
Per organizzare una visita guidata o richiedere la disponibilità e l’utilizzo degli spazi dedicati ai gruppi, è possibile contattare direttamente i frati del Santuario, che forniranno tutte le informazioni necessarie per programmare al meglio la visita o l’organizzazione delle attività che si intendono svolgere.